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17 marzo 2012

I buoni vacanza sono ufficialmente fermi

Che fine hanno fatto i buoni vacanza istituiti dal governo Berlusconi per venire incontro alle famiglie con basse fasce di reddito? Si trattava di un provvedimento che permetteva agevolazioni per viaggiare in Italia a chi era in difficoltà economica.


Ebbene, i buoni vacanza sono ufficialmente fermi. Il ministro del Turismo Piero Gnudi ha deciso che i prestiti stanziati per questa iniziativa non verranno più elargiti. Possono essere utilizzati solo quelli già emessi e validi fino al 9 settembre 2012, a patto che i fondi non finiscano prima.

Aprile doveva essere il mese in cui sarebbero stati emessi nuovi voucher, ma non sarà così. Naturalmente, non si sono fatte attendere le reazioni deluse da parte degli operatori turistici. Il provvedimento veniva visto anche in un'ottica sociale.

Non è il primo duro colpo che subisce l'industria del turismo in Italia. Non dimentichiamo infatti il provvedimento che obbliga le strutture alberghiere a richiedere il pagamento dell'imposta di soggiorno.
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16 marzo 2012

Stranieri esentati dal limite di pagamento in contanti

Pagamenti in contante anche sopra i mille euro per i trasferimenti di denaro effettuati da cittadini stranieri. La deroga, prevista dal nuovo decreto fiscale, interessa cessioni di beni e prestazioni di servizi legate al turismo effettuate da commercianti al minuto e assimilati


agenzie di viaggio e turismo nei confronti di persone fisiche che non hanno cittadinanza italiana, o di uno dei Paesi della Unione europea, e che sono residenti al di fuori del territorio dello Stato.

Gli operatori interessati devono inviare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate, secondo modalità e termini che saranno stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia, e rispettare i seguenti adempimenti: all’atto dell’operazione, acquisire fotocopia del passaporto del cessionario e/o del committente e un’autocertificazione di quest’ultimo, attestante che non è cittadino italiano né di uno dei Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, e che è residente al di fuori del territorio dello Stato; nel primo giorno feriale successivo all’operazione, versare il denaro contante incassato in un conto corrente intestato al cedente o al prestatore presso un operatore finanziario, consegnando a quest’ultimo fotocopia del documento di identità del cliente, della fattura o della ricevuta o dello scontrino fiscale emesso.

Gli adempimenti devono ovviamente essere rispettati anche dagli operatori che effettuano operazioni tra il 2 marzo e la pubblicazione del modello di comunicazione (che sarà approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia). Una volta disponibile il modello, gli operatori avranno 15 giorni di tempo per inviare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

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Scoperto di conto fino a 50 euro se si sconfina di 500 euro

Lo scoperto di conto costa moltissimo, fino a 50 euro se si sconfina di 500 euro per un solo giorno. Sono quelle che hanno sostituito le vecchie commissioni sul massimo scoperto, cancellate dal decreto Bersani, rientrate dalla finestra con altri nomi e che ora il decreto Liberalizzazioni, al vaglio del Parlamento, vorrebbe eliminare nuovamente.


Certo, lo sconfino per le banche può essere un onere contabile e comportare maggior lavoro, soprattutto se il cliente non è affidato. Ma che sia per loro anche un buon introito è evidente, come rivela l’indagine condotta la scorsa settimana dall’università Bocconi (équipe di Stefano Caselli, docente di Economia degli intermediari finanziari) per il Corriere Economia, fra le prime sei banche italiane. Due i casi analizzati, lo sconfinamento extra-fido e quello in assenza di fido: nel primo caso, i tassi nominali variano fra il 13,5% (Intesa) e il 16,6% (Unicredit), nel secondo toccano il 17% (Intesa Sanpaolo, che però qui non applica la commissione extra- fido).


Si paga di più se non si ha il fido, insomma: meglio chiederlo (e, magari, invece che andare in rosso, meglio ancora aprire un prestito, dove i tassi oscillano fra l’11% e il 14%). Ma i saggi d’interesse citati sono poco indicativi, se separati dalle commissioni.
Secondo l’indagine Bocconi, se non si ha un fido e si va in rosso di 500 euro per un solo giorno, si spendono 50,23 euro con il Montepaschi e 25,19 euro con Bnl: due banche che applicano la commissione fissa (fino a 50 euro, senza contare l’eventuale abbattimento da soglia d’usura). Che scatta comunque: paradossalmente, conviene ammortizzarla restando fuori dal fido più a lungo. Poca è difatti la differenza se si sta in rosso di 500 euro per un giorno o per una settimana: qui il costo massimo è di 51,6 euro (sempre Mps), e 26,31 euro in Bnl.


Se lo sconfino dura un mese, invece, si arriva a spendere 74,42 euro con Unicredit, seguito da Intesa Sanpaolo con 67,08: due istituti che applicano la commissione giornaliera (cresce con il numero dei giorni di scoperto). La più conveniente è qui la Popolare Milano (6,88 euro per un mese di scoperto), che nell’ipotesi considerata non risulta applicare commissioni.
E se si ha il fido, ma per disgrazia lo si supera? Per 500 euro di rosso si spende la metà (ma sempre molto): 25,19 euro al massimo se si sconfina per un giorno e 26,31 per una settimana (in entrambi i casi con Bnl). Se si sfora per un mese, la cifra sala a un massimo di 74,42 (Unicredit).

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13 marzo 2012

I nuovi meccanismi per gli ammortizzatori sociali

La piattaforma descritta dal ministro Fornero prevede l'introduzione di un contratto «contratto dominante» che privilegi la forma di ingresso dell'apprendistato a tempo indeterminato, mentre il finanziamento della riforma - uno dei nodi su cui nelle ultime settimane si sono sovrapposte varie ipotesi - non sarà garantito da risorse prelevate dal fondo sociale, ma queste verranno individuate al di fuori dei capitoli di spesa sociale.


Nel suo intervento di apertura del "tavolo" - il sesto incontro con le parti sociali da quando è iniziato il confronto sulla riforma del mercato del lavoro - il ministro ha anche accennato al periodo di transizione della riforma e del cambio del sistema di ammortizzatori: «cominciamo nel 2012 e andremo a regime nel 2015». In linea poi le ipotesi circolate negli ultimi giorni, il ministro ha poi confermato la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, che « resta e non scompare»: ad essere eliminata «sarà solo la causale per cessazione di attività». Il contratto a tempo determinato, invece, «dovrà costare un po' di più» ai datori di lavoro.

La riforma farà perno sull'introduzione dell'assicurazione sociale per l'impiego (Aspi). In pratica, una forma di nuova tutela e di sostegno al reimpiego. Nelle intenzioni del Governo, l'Aspi è destinata a sostituire strumenti come le attuali indennità di mobilità, gli incentivi di mobilità e disoccupazione per apprendisti, l'una tantum per i Co.co.pro e altre indennità similari. L'assicurazione sociale si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici assunti con contratti non a tempo indeterminato.


Tra i requisiti per l'accesso descritti nella proposta del Governo, almeno due anni di anzianità assicurativa del lavoratore e almeno 52 settimane di lavoro nell'ultimo biennio. La durata dell'assicurazione dovrebbe essere di 12 mesi (che salgono a 18 per i lavoratori sopra i 58 anni), e un importo medio di 1.119 euro. Grazie ad un meccanismo di sfasamento, l'indennità subirà un abbattimento del 15% ogni seimesi. L'aliquota contributiva dovrebbe invece aggirasi intorno all'1,3% incrementata dell'1,4% per i lavoratori non a tempo indeterminato.
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12 marzo 2012

Perdita in bilancio di Carnival Corporation per il naufragio di Costa Concordia

Pesa notevolmente sul bilancio dei primi tre mesi dell'anno di Carnival corporation il naufragio di Costa Concordia. La compagnia chiude il primo trimestre del 2012 con 139 milioni di dollari di perdite e tagliando dell'82% le stime sull'utile per l'intero anno. Inoltre, i vertici del gruppo prevedono 100 milioni di dollari di perdite per il marchio Costa nel 2012.


I dati arrivano dalla conference tenutasi ieri tra gli analisti e i big della società di Miami. Carnival era rappresentata dell'armatore e chairman Micky Arison, dal vice chairman Howard Frank e dal vicepresidente senior, con deleghe alla finanza, David Bernstein.
Arison ha aperto l'incontro affermando di essere profondamente rattristato per la tragedia di Concordia e ha ringraziato gli abitanti dell'isola del Giglio per il supporto dato ai soccorsi. «I nostri cuori - ha detto - sono con tutti coloro che sono rimasti coinvolti e, in particolare, con le famiglie delle vittime». Ha poi sottolineato che, ancorché l'industria della crociere abbia standard di sicurezza molto alti, «dopo l'incidente la società ha avviato una revisione per capire cosa è accaduto e per verificare le procedure di sicurezza e di risposta alle emergenze».


Riguardo al brand, si è detto sicuro che sarà riguadagnata «la fiducia nel marchio Costa» e la «reputazione che la squadra manageriale ha costruito per la società, che ha profonde radici in Italia». Secondo il management, «ci vorrà un anno perché gli effetti della tragedia di Concordia rientrino. Ma torneranno indietro». In ogni caso, nel primo trimestre fiscale, la società americana ha avuto una perdita di 18 centesimi per azione, pari a 139 milioni di dollari, a fronte dell'utile pari a 152 milioni di dollari (19 centesimi per azione) dello stesso periodo dell'anno scorso. Nel periodo concluso lo scorso 29 febbraio, comunque, il fatturato del gruppo è cresciuto del 4,8% da 3,4 a 3,58 miliardi di dollari. Gli analisti attendevano una perdita di 6 centesimi per azione su un giro d'affari pari a 3,56 miliardi di dollari.

La società ha anche rivisto significativamente al ribasso le stime per l'intero anno e prevede un ribasso dell'utile dell'82% a un range tra gli 1,40 e gli 1,70 dollari per azione, contro i 2,04-2,37 dollari di gennaio (nel 2001 si era a 2,42 dollari per azione). A pesare sui numeri di Carnival, oltre a «spese di 29 milioni di dollari per l'incidente della Concordia», ci sono anche mancate entrate per 173 milioni di dollari di Iberocruceros (che fa parte del gruppo Costa), dovute alla situazione economica spagnola; e costi per 34 milioni di dollari, relativi all'incendio scoppiato su Costa Allegra, che ha messo fuori uso i generatori e imposto il rimorchio della nave.

Nel primo trimestre 2012 Carnival include un recupero assicurativo di 515 milioni di dollari (pari a 384 milioni di euro) «che controbilancia la cancellazione del valore di Concordia», per la quale è stata dichiarata la perdita totale. Howard Frank ha detto agli analisti che, subito dopo il naufragio, avvenuto il 13 gennaio, le prenotazioni di Costa erano tra l'80 e il 90% più basse, anno su anno. Valore che, nelle ultime tre settimane, si è ridimensionato tra -40 e -50 per cento.

Ieri Costa ha comunicato che sono sei i progetti presentati per la rimozione della nave Costa Concordia naufragata all'isola del Giglio. Delle 10 società, le più esperte al mondo nel settore, che erano state invitate a partecipare alla gara di appalto, tre hanno rinunciato per altri impegni già presi in precedenza, e due si sono associate presentando un progetto comune. I piani prevedono una durata variabile dell'intervento stimata in 10-12 mesi. Per la metà del mese si arriverà alla definizione di una short list di progetti; da questa, verrà scelto il piano migliore, che sarà reso pubblico entro fine marzo o inizio aprile. Sempre ieri, a conclusione dell'udienza tecnica tenutasi al tribunale di Grosseto, è emerso che il Voyager data recorder, l'elemento più importante della scatola nera della Concordia, è integro, con i dati sul naufragio.
I NUMERI

515 milioni
Le assicurazioni
Nei dati trinestrali di Carnival è previsto un recupero assicurativo di 515 milioni di dollari (384 milioni di euro), che controbilancia la cancellazione del valore di Concordia, per la quale è stata dichiarata la perdita totale.
34 milioni
Costa Allegra
Nella trimestrale 2012 la compagnia americana include costi per 34 milioni di dollari, relativi all'incendio scoppiato, in pieno Oceano Indiano, su Costa Allegra, che ha messo fuori uso i generatori e imposto il rimorchio della nave.

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Approvato un disegno di legge in materia di sovraindebitamento

Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi, su proposta del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e finanze, un disegno di legge di modifica della legge 27 gennaio 2012, n. 3, in materia di sovraindebitamento.


Tra le novità, l'introduzione di una procedura dedicata per il consumatore debitore in base alla quale non è previsto l'accordo, ma la predisposizione (a spese del debitore) di un «piano» da parte di un apposito organismo di composizione della crisi che opera in veste di garante della fattibilità del piano di ristrutturazione.

Soddisfatta Adiconsum che ritiene il provvedimento possa offrire un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà. L'Associazione auspica che il Disegno di legge venga rapidamente approvato dalle Camere e ciò al fine di recuperare il mancato riferimento ai consumatori occorso a seguito della non trasformazione in legge del Decreto dello scorso dicembre che invece prevedeva la tutela delle famiglie sovraindebitate.


Adiconsum ricorda inoltre che dal 1998 gestisce, per conto del Ministero dell'Economia, il Fondo di prevenzione usura dedicato alle famiglie. Per accedere al Fondo di Garanzia: telefonare allo 06 44170238 di Adiconsum (lun-ven ore 10.00-13.00 o Mer ore 14.00-17.00); inviare un fax allo 06 44170230; oppure inviare una mail a: prevenzioneusura@adiconsum.it

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